La variabile cookie di prima parte in Google Tag Manager è un tipo di variabile che permette di leggere il valore di un cookie impostato dal dominio del sito stesso, ovvero un cookie di prima parte, e di renderlo disponibile all’interno dei tag e dei trigger configurati nel contenitore. In pratica, consente di recuperare informazioni salvate nel browser dell’utente direttamente dal sito visitato, senza dover ricorrere a codice personalizzato aggiuntivo.

Questo tipo di variabile è particolarmente utile per gestire consenso, identificatori utente, preferenze di lingua o valori di sessione. Poiché i cookie di prima parte appartengono al dominio che l’utente sta visitando, sono generalmente considerati più affidabili e meno soggetti a restrizioni rispetto ai cookie di terze parti, anche se restano comunque soggetti alle normative sulla privacy e alle impostazioni del browser.

Che cos’è un cookie di prima parte

Un cookie di prima parte è un piccolo file di testo che viene memorizzato nel browser dell’utente dal dominio che sta visitando in quel momento. Quando l’utente naviga su un sito, il server di quel sito può inviare al browser un’istruzione per salvare un cookie con un nome e un valore specifici. Nelle visite successive, il browser invia automaticamente quel cookie al medesimo dominio, permettendo al sito di riconoscere l’utente o di recuperare le informazioni salvate.

La distinzione principale riguarda l’origine del cookie: se il cookie è impostato dal dominio visualizzato nella barra degli indirizzi, si parla di cookie di prima parte; se invece è impostato da un dominio diverso, si parla di cookie di terze parti. Questa differenza ha implicazioni importanti per la privacy, per le politiche dei browser e per il funzionamento delle piattaforme di analisi e pubblicità.

Come funziona la variabile cookie di prima parte in GTM

In Google Tag Manager, la variabile cookie di prima parte viene configurata indicando il nome del cookie che si desidera leggere. Quando la variabile viene richiamata, il contenitore cerca quel cookie nel browser dell’utente e ne restituisce il valore. Se il cookie non esiste o non è accessibile, la variabile restituisce un valore vuoto o non definito, a seconda della configurazione.

Questa variabile può essere utilizzata sia nei tag sia nei trigger. Ad esempio, un trigger può attivarsi solo se un determinato cookie assume un certo valore, mentre un tag può inviare a una piattaforma di analisi il contenuto del cookie come parametro. In questo modo è possibile costruire logiche condizionali senza scrivere codice aggiuntivo.

Differenza rispetto ai cookie di terze parti

I cookie di terze parti sono impostati da domini diversi da quello visitato e sono spesso utilizzati per tracciamento pubblicitario o analisi cross-site. I cookie di prima parte, invece, appartengono al sito stesso e sono generalmente più accettati dagli utenti e dai browser. Di conseguenza, una variabile che legge un cookie di prima parte tende a funzionare in modo più stabile rispetto a una che dipende da cookie di terze parti.

Quando utilizzare questa variabile

La variabile cookie di prima parte è indicata in diversi scenari operativi. Uno dei più comuni riguarda la gestione del consenso: molti sistemi di consent management impostano un cookie di prima parte che indica quali categorie di tracciamento l’utente ha accettato. Google Tag Manager può leggere quel cookie e attivare o bloccare i tag di conseguenza.

Un altro scenario frequente è il recupero di identificatori utente o di sessione generati dal sito. Se il sito imposta un cookie con un identificatore univoco, la variabile può leggerlo e passarlo a strumenti di analisi o di personalizzazione. Anche le preferenze di lingua, di valuta o di layout possono essere lette tramite questa variabile per adattare il comportamento dei tag.

Vantaggi principali

Il primo vantaggio è la semplicità: non serve scrivere codice personalizzato per leggere un cookie, perché la variabile lo fa automaticamente. Il secondo è la coerenza: tutti i tag e i trigger del contenitore possono accedere allo stesso valore, riducendo il rischio di errori. Il terzo è la manutenibilità: se il nome del cookie cambia, è sufficiente aggiornare la variabile in un unico punto.

Configurazione e buone pratiche

Per configurare la variabile è necessario conoscere il nome esatto del cookie, che è sensibile alle maiuscole e alle minuscole. Una volta creato il cookie sul sito, si aggiunge una nuova variabile di tipo cookie di prima parte nel contenitore e si inserisce il nome. È buona norma documentare il nome e lo scopo del cookie, così da facilitare la manutenzione futura.

Un’altra buona pratica consiste nel verificare sempre il comportamento della variabile in modalità anteprima, controllando che il valore letto corrisponda a quello effettivamente presente nel browser. Inoltre, è opportuno prevedere un valore di fallback per i casi in cui il cookie non sia disponibile, evitando che i tag si comportino in modo imprevisto.

Limiti e attenzioni

La variabile legge solo cookie accessibili dal dominio corrente e non può leggere cookie marcati come HttpOnly, perché questi non sono visibili al codice lato client. Inoltre, se l’utente cancella i cookie o naviga in modalità anonima, la variabile potrebbe non restituire alcun valore. Infine, l’uso dei cookie deve sempre rispettare le normative vigenti in materia di privacy e consenso.

Confronto con altre variabili di Google Tag Manager

Tipo di variabileCosa leggeOrigine del datoUso tipico
Cookie di prima parteUn cookie del dominio correnteBrowser dell’utenteConsenso, identificatori, preferenze
Cookie di terze partiUn cookie di un dominio esternoBrowser dell’utenteTracciamento cross-site
JavaScript personalizzataQualsiasi valore calcolatoCodice nel contenitoreLogiche complesse e calcoli
Variabile URLComponenti dell’indirizzoPagina correnteParametri di campagna e percorsi
Variabile di dati strutturatiValori da dati strutturatiPagina correnteE-commerce e contenuti

Passaggi per creare e usare la variabile

  1. Accedi al contenitore di Google Tag Manager e apri la sezione delle variabili.
  2. Seleziona l’opzione per creare una nuova variabile definita dall’utente.
  3. Scegli come tipo di variabile quella relativa al cookie di prima parte.
  4. Inserisci il nome esatto del cookie che desideri leggere.
  5. Assegna un nome descrittivo alla variabile per riconoscerla facilmente.
  6. Salva la variabile e verifica il valore in modalità anteprima.
  7. Richiama la variabile nei tag o nei trigger che ne hanno bisogno.
  8. Pubblica il contenitore dopo aver controllato che tutto funzioni correttamente.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra cookie di prima parte e di terze parti?

Il cookie di prima parte è impostato dal dominio che l’utente sta visitando, mentre quello di terze parti proviene da un dominio diverso. Questa differenza influisce sulle restrizioni dei browser e sulle normative sulla privacy.

La variabile cookie di prima parte può leggere cookie HttpOnly?

No, i cookie marcati come HttpOnly non sono accessibili al codice lato client e quindi non possono essere letti da questa variabile. Per accedervi sarebbe necessario un intervento lato server.

Cosa succede se il cookie non esiste?

Se il cookie non è presente nel browser, la variabile restituisce un valore vuoto o non definito. È consigliabile prevedere un valore di fallback nei tag che la utilizzano.

Posso usare la variabile nei trigger di Google Tag Manager?

Sì, la variabile può essere utilizzata sia nei tag sia nei trigger. In questo modo è possibile attivare o bloccare i tag in base al valore del cookie letto.

Il nome del cookie è sensibile alle maiuscole?

Sì, il nome del cookie è sensibile alle maiuscole e alle minuscole. È quindi necessario inserirlo esattamente come è stato impostato dal sito.

La variabile funziona anche in modalità anonima?

In modalità anonima i cookie vengono gestiti in modo separato e spesso non persistono tra le sessioni. Di conseguenza, la variabile potrebbe non restituire il valore atteso o restituire un valore vuoto.

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