Il Digital Markets Act, in sigla DMA, è il regolamento dell’Unione europea che introduce obblighi specifici per le grandi piattaforme digitali qualificate come “gatekeeper”, cioè intermediari che controllano l’accesso a servizi di base per molte imprese e utenti. Nel settore della pubblicità online, il DMA incide sul modo in cui i grandi operatori possono trattare i dati raccolti attraverso i propri servizi e combinarli con quelli di altre piattaforme, con effetti diretti sulle impostazioni di consenso e sulla personalizzazione degli annunci pubblicitari. Per chi si occupa di SEO e di campagne a pagamento, comprendere questo quadro normativo è diventato essenziale, perché le scelte di conformità delle piattaforme modificano la disponibilità di dati, la misurazione delle conversioni e le strategie di targeting.

Google Ads è la piattaforma pubblicitaria di Google e rientra tra i servizi interessati dalle regole del DMA, poiché Google è stata designata come gatekeeper per diversi servizi di base. Ciò ha portato a modifiche nelle modalità di raccolta del consenso, nella condivisione dei dati tra servizi e nella gestione dei collegamenti tra account. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore trasparenza e possibilità di scelta agli utenti, riducendo il vantaggio competitivo derivante dall’accumulo indiscriminato di dati. Per gli inserzionisti questo si traduce in un ecosistema più frammentato, in cui la qualità del consenso e l’integrazione dei dati di prima parte diventano fattori decisivi.

Che cos’è il DMA e perché riguarda la pubblicità

Il DMA è un regolamento europeo entrato in applicazione per la maggior parte delle sue disposizioni nel 2024, pensato per rendere più contendibili i mercati digitali. Esso impone ai gatekeeper una serie di obblighi e divieti, tra cui la possibilità per gli utenti di scegliere liberamente i servizi predefiniti e la limitazione dell’uso dei dati raccolti su un servizio per finalità diverse senza consenso esplicito. La pubblicità personalizzata dipende proprio dalla possibilità di combinare dati tra servizi, quindi queste regole hanno un impatto immediato sulle piattaforme pubblicitarie.

Obblighi principali per i gatekeeper

Tra gli obblighi più rilevanti figurano il divieto di combinare dati personali provenienti da servizi diversi senza consenso, l’obbligo di consentire agli utenti di disinstallare applicazioni preinstallate e la necessità di garantire l’accesso a dati e funzionalità per gli operatori commerciali che utilizzano la piattaforma. Questi vincoli riducono la possibilità di sfruttare in modo opaco i dati raccolti e favoriscono un consenso più informato.

Differenze rispetto al GDPR

Il GDPR è la normativa generale sulla protezione dei dati personali e si applica a qualsiasi organizzazione che tratti dati di persone nell’Unione europea. Il DMA, invece, si concentra sulla concorrenza e sul comportamento delle piattaforme dominanti, imponendo obblighi specifici ai gatekeeper. I due testi sono complementari: il GDPR definisce le basi legali del trattamento, mentre il DMA interviene sulle pratiche di mercato e sull’uso dei dati tra servizi.

Impatto su Google Ads e sulla raccolta del consenso

Per adeguarsi al DMA, Google ha introdotto modifiche al modo in cui raccoglie e utilizza il consenso degli utenti nello Spazio economico europeo. In particolare, la piattaforma richiede un consenso esplicito per collegare i dati tra i propri servizi e per utilizzarli nella personalizzazione degli annunci. Gli inserzionisti hanno dovuto rivedere le impostazioni dei tag di misurazione e le modalità di trasmissione dei dati, adottando strumenti che registrano lo stato del consenso prima di attivare determinate funzionalità.

Un effetto pratico è la riduzione del bacino di utenti disponibili per il remarketing e per i segmenti basati su dati combinati. Questo rende più importante il ricorso a dati di prima parte raccolti direttamente dal sito dell’inserzionista, come le liste di contatti e le conversioni onsite. La misurazione delle campagne risente inoltre di una maggiore incompletezza, con report che sottostimano le conversioni quando il consenso manca.

Consenso e modalità di consenso

Le piattaforme di gestione del consenso, note come CMP, diventano centrali perché registrano le preferenze degli utenti e le comunicano agli strumenti pubblicitari. La corretta integrazione tra CMP e Google Ads determina quali dati possono essere utilizzati e quali no, influenzando direttamente le performance delle campagne.

Confronto tra DMA e altre normative

NormativaAmbitoObiettivo principaleEffetto sulla pubblicità
DMAPiattaforme gatekeeperContendibilità dei mercati digitaliLimita la combinazione di dati tra servizi
GDPRQualsiasi titolare del trattamentoProtezione dei dati personaliRichiede base legale e consenso
Direttiva ePrivacyComunicazioni elettronicheRiservatezza delle comunicazioniRegola cookie e tracciamento
Digital Services ActServizi intermediariTrasparenza e responsabilitàImpone obblighi di trasparenza sugli annunci

Buone pratiche per gli inserzionisti

Per operare in modo efficace in questo contesto, gli inserzionisti dovrebbero adottare un approccio strutturato alla gestione dei dati e del consenso. Ciò significa integrare correttamente gli strumenti di misurazione, valorizzare i dati di prima parte e monitorare con attenzione le variazioni nei report. È inoltre utile formare il team sulle implicazioni normative, perché le decisioni tecniche hanno conseguenze legali e commerciali.

  1. Verificare che la piattaforma di gestione del consenso sia integrata correttamente con Google Ads.
  2. Raccogliere e organizzare dati di prima parte attraverso moduli, iscrizioni e interazioni onsite.
  3. Utilizzare la modalità di consenso per trasmettere lo stato delle preferenze agli strumenti pubblicitari.
  4. Monitorare le discrepanze tra conversioni registrate e conversioni reali.
  5. Rivedere periodicamente i segmenti di pubblico e rimuovere quelli non più alimentati.
  6. Documentare le scelte di conformità per eventuali verifiche interne o esterne.
  7. Aggiornare le informative privacy in modo chiaro e accessibile.
  8. Formare il personale marketing sulle differenze tra DMA, GDPR e direttiva ePrivacy.

Domande frequenti su DMA e privacy in Google Ads

Il DMA sostituisce il GDPR?

No, il DMA non sostituisce il GDPR. I due testi operano su piani diversi: il GDPR regola il trattamento dei dati personali, mentre il DMA disciplina il comportamento delle piattaforme gatekeeper per favorire la concorrenza.

Il DMA vale solo per Google?

No, il DMA si applica a tutte le piattaforme designate come gatekeeper dalla Commissione europea. Google è una di esse, ma l’elenco comprende anche altri grandi operatori digitali.

Perché il consenso è così importante per Google Ads?

Il consenso determina se i dati di un utente possono essere utilizzati per personalizzare gli annunci e collegare informazioni tra servizi. Senza consenso, molte funzionalità di targeting e misurazione risultano limitate.

Il DMA impedisce la pubblicità personalizzata?

No, non la vieta. Impone però condizioni più stringenti per l’uso combinato dei dati, richiedendo un consenso esplicito quando i dati provengono da servizi diversi.

Cosa sono i dati di prima parte e perché contano?

Sono i dati raccolti direttamente dall’inserzionista attraverso i propri canali, come sito web e liste contatti. Nel contesto del DMA diventano più preziosi perché non dipendono dalla combinazione di dati tra piattaforme.

Come cambia la misurazione delle campagne con il DMA?

La misurazione può risultare meno completa, perché parte degli utenti non fornisce il consenso necessario al tracciamento. Per questo è utile integrare modelli di attribuzione e dati onsite per ottenere una visione più affidabile.

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